PARCO

Valle Scapuccia

Il trekking - consigliato sotto la guida di un accompagnatore escursionistico - permette di introdurre tematiche legate alla geologia, all'idrologia e al fenomeno della corrosione, correlato ai macroscopici fenomeni carsici presenti nel Parco. Valle Scappuccia è inoltre segnalata come area fioristica protetta e per la presenza di anfibi rari come la salamandrina dagli occhiali, non prevede grandi dislivelil in salita ed è adatto a tutti. Sono comunque necessarie scarpe dal buon fondo scolpito per affrontare la discesa che conduce a valle Scappuccia. La mancanza assoluta di fonti lungo il percorso implica l'indispensabilltà di uno zaino con una buona scorta d'acqua, specie nei mesi più caldi.

Il percorso a piedi

Dalla chiesa proseguire a piedi in direzione dell'abitato di Rocchetta Alta lungo la strada asfaltata. Alla fine del paese, in prossimità di un forno, inizia uno sterrato (sentiero 142). Dopo alcune centinaia di metri vi è una brusca svolta e la mulattiera continua sotto una pineta di rimboschimento. In alto sulla nostra destra compare la grande frana di Colle Ameno, che mette in luce gli strati sedimentari friabili della Scaglia, il sentiero in leggera salita conduce alla sella tra Colle Ameno e Il Picco, dalla quale si prosegue costeggiando monte Termine.

Attraversato l'alveo di un torrentello il sentiero scende in maniera sensibile e la vegetazione cambia radicalmente: un fenomeno d'inversione termica ha permesso la formazione di una faggeta. Uscendo dal bosco si scende lungo una nuova carrareccia che in breve porta all'incrocio con il sentiero 107AG. Si prosegue a sinistra in direzione Valle Scappuccia, dapprima in leggera salita. Lungo la discesa prestare attenzione al bivio dove è necessario scegliere il sentiero a sinistra, che torna indietro e poi scende - per brevi tratti molto ripidamente - dentro la valle. Attraversando più volte il ruscello in pochi minuti si giunge al cospetto di un breve ma suggestivo canyon, dove emerge la maestosità e la compattezza del Calcare massiccio.

Da non perdere nei dintorni:

Il castello di Genga

Restaurato in maniera eccellente, conserva l'impianto urbanistico medievale. Caratteristiche sono le abitazioni, che si adagiano direttamente sulla Scaglia rossa. Dopo aver ammirato il palazzo dei Conti della Genga - sede degli uffici comunali e del Consorzio Frasassi - con il portale d'ingresso incorniciato da una raggiera a bugne, è possibile visitare la raccolta d'arte sacra ospitata nell'ex chiesa plebale dedicata a San Clemente (XI secolo). Conserva un trittico di Antonio da Fabriano, uno tra i più significativi pittori del Quattrocento marchigiano, oltre alla piccola statua in marmo della Madonna col Bambino della bottega del celebre scultore neoclassico Antonio Canova, probabile dono di papa Leone XII alla sua città natale.


San Vittore Terme

Il piccolo centro abitato sorge intorno all'abbazia di San Vittore delle Chiuse (Xl secolo), che fu uno tra i più importanti insediamenti monastici della regione e che rappresenta un eccezionale esempio dell'architettura romanica nell'italia centrale. Costruita in blocchi di pietra bianco-rosata, ha pianta quadrata con croce greca inscritta. Presenta tre absidi sui retro e due sui lati. E preceduta da un avancorpo con un campanile tronco da un lato e una torre scalare cilindrica dall'altro. L'interno è diviso in tre navate da quattro pilastri che sostengono la cupola. Probabilmente vi si accedeva passando il ponte archiacuto e la torre medievale posta in sua difesa. Nei locali deli'ex monastero è allestito il Museo Archeospeleopaleontologico che presenta tre sezioni dedicate all'archeologia, alla paleontologia e alla speleologia locali, dove è possibile approfondire le osservazioni fatte sui territorio attraverso il trekking.

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