PARCO

Percorso del silenzio

Questo itinerario consente di immergersi nella semplicità e nella profondità della scelta eremitica, che nel Medioevo si diffuse tra le aspre montagne e le suggestive gole caratterizzanti il Preappennino marchigiano. Il trekking all'eremo di Grotta fucile non prevede grandi dislivelli ed è adatto a tutti. Sono comunque necessarie scarpe dal buon fondo scolpito. La mancanza assoluta di fonti lungo il percorso implica l'indispensabilità di uno zaino con una buona scorta d'acqua, specie nei mesi più caldi.

Seguire lo sterrato per circa un chilometro fino ad incrociare un bivio. Proseguire sul sentiero 108 in direzione dell'eremo.

è noto localmente anche come eremo di San Silvestro, dal nome del primo monaco che nel 1227 scelse questo luogo per la propria vita di preghiera e meditazione. Della struttura rimangono pochi resti, tra i quali il muro con la porta della chiesa esposta a Nord e la cisterna scavata nella roccia per la raccolta dell'acqua piovana. Il monastero era di dimensioni esigue con vari edifici e un piccolo chiostro. Probabilmente sorgeva su un'antica cava romana o altomedievale. Le pareti rocciose sovrastanti sono ricche di anf ratti e antri parzialmente scavati a mano, utilizzati dai religiosi per i periodi di isolamento. Il complesso rimase in funzione fino al 1861.

è l'antico castello dei Rovellone e conserva la sua struttura medievale. La porta-torre, il rivellino e il palatium ricordano la storia di un feudo conteso tra i Comuni di Jesi e Fabriano.

Si consiglia di associare al trekking a Grottafucile la visita alla grotta della Beata Vergine di Frasassi, raggiungibile attraverso una passeggiata della durata di circa mezz'ora.

Si prosegue a piedi lungo il sentiero lastricato che sale ripidamente per circa cinquecento metri fino all'ingresso della maestosa caverna. Si tratta di uno degli ingressi di un complesso carsico importante, con una estensione di circa un chilometro e mezzo, che attraversa tutta la montagna. L'altro è la Grotta del Mezzogiorno.

Dirimpetto al portale d'ingresso della cavità è l'eremo di Santa Maria, addossato alla roccia, quasi in simbiosi con essa. Risale al Mille e un tempo era associato a un monastero di benedettine posto sul sovrastante monte Ginguno. Entrando all'interno della chiesetta si ha la sensazione di rivivere il silenzio e la contemplazione delle religiose che qui hanno trascorso tanti anni. Una porta sulla sinistra permette di giungere al cospetto della parete rocciosa, sulla quale è ricavata una cisterna per la raccolta dell'acqua che percola dalla montagna

Alla semplicità della struttura medievale si oppone - all'interno dell'enorme androne - la maestosità di un tempio ottagonale neoclassico, commissionato da Papa Leone XII della Genga nel 1828 all'architetto Giuseppe Valadier. All'interno è una copia della Madonna col Bambino della scuola di Antonio Canova, il cui originale è custodito nel Museo di Arte Sacra di Genga.

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